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Tessuti e colori: la Sardegna di Maria Lai

  • 2 ago
  • Tempo di lettura: 2 min

Salve! E' appena terminato questo torrido mese di luglio 2026 e siccome non si prevede nell'immediato una consistente diminuzione delle temperature, vi diamo un consiglio per trovare un'oasi di refrigerio, se avete la determinazione necessaria per uscire di casa.


Infatti vi parleremo di una bellissima mostra che si tiene fino al 12 ottobre 2026 al Museo MADRE (*) di Napoli, un museo che oltre alle stimolanti proposte culturali offre in questo periodo una splendida aria condizionata che rende ancora più piacevole la visita.


La mostra si intitola Essere è tessere e propone un'ampia selezione di opere dell'artista sarda Maria Lai. Per darvi qualche notizia circa quest'artista riprendiamo un articolo tratto dal sito Finestre sull'Arte:


Maria Lai (Ulassai, 1919 - Cardedu, 2013) è una nota artista conosciuta soprattutto per le sue opere tessili, definita dal critico Giorgio Di Genova come una poetica amanuense del cucito. La sua tecnica artistica, infatti, ruota intorno all’uso di materie tessili che rimandano al passato della sua terra e alle antiche tradizioni della Sardegna. La sua arte è collegata a elementi quali tradizione, scarto, tessitura. L’opera dell’artista più rappresentativa e nota è Legarsi alla montagna (1981), manifestazione artistica tenutasi a Ulassai nel 1981 lungo un arco di tempo di tre giorni.


La sua storia e la sua persona rappresentano un simbolo di emancipazione femminile in quanto è stata in grado di trasformare quel che sarebbe dovuto essere l’ordinario (come il lavoro al telaio o in cucina) nella sua arte, riuscendo così ad evadere da un futuro già scritto.


Parlando della sua vita ha affermato: “Io fin da bambina avevo sempre bisogno di sfuggire di casa e mi si guardava con un’interrogazione: ‘Non ti amiamo abbastanza? Perché stai sempre lontana? Perché ti nascondi sempre?’ Io amavo molto stare sola, nascosta, e mi dicevano: ‘Ma cosa fai?’ E io ascoltavo il silenzio. Mi sembrava bellissimo. Però naturalmente mi sentivo diversa, mi sentivo sempre un po’ accusata, mi pareva di tradire sempre chi mi amava. E sempre ho avuto il bisogno di creare distanze tra chi mi ama e me. Non sopporto di essere amata più di tanto. Il vero amore è quello che mi dava mio padre aiutandomi a essere libera anche essendo preoccupatissimo per me”.


E allora cominciamo a farvi vedere le immagini delle opere che ci hanno impressionato di più, sempre dal nostro modesto punto di vista di semplici visitatori dei musei:




































































E per concludere un'immagine che riproduce quello che è considerato il simbolo del MADRE, il Cavallo di Mimmo Paladino, installato sul tetto del palazzo e fotografato da un corridoio del secondo piano (sul tetto si sale con due rampe di scale):





Aggiungiamo solo che in questo periodo al MADRE sono allestite altre due mostre temporanee, che si aggiungono all'esposizione permanente.



ALLA PROSSIMA !!!



(*) simbolo che indica la presenza di servizi igienici attrezzati per disabili



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